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fammici credere, dimmi che saremo sereni
fammi sperare che ci sarà un momento in cui tutto sarà sospeso e senza tempo
fammi immaginare che ci sveglieremo ridendo e ci addormenteremo sognando
fallo
fallo anche se i nostri letti sono divisi da anni
fallo anche se vedo tristezza sul tuo viso
fallo anche se abbiamo paura
leggo la tua paura nel tuo sguardo che schiva il mio
leggo la tua paura nel mio riflesso scontroso nei tuoi occhi
leggo la tua paura
leggo la tua
leggo la
leggo
ce la faremo.
Ho una dermatite di chiarissima origine nervosa che si manifesta nei posti più appropriati.
Ora è sul dito medio della mano destra.
Se mostro il dito dolorante e spaccato devo fare così:
credo che sia una scusante verso chi non ho il coraggio di spedire affankulo a lettere larghe
e oggi mi hanno detto che sono invecchiata
affan!

In mano avevo un bicchiere di champagne in cui si rifletteva il tramonto.
I piedi nell'acqua dell'afoso e serotino mare settembrino.
La Cri si è tuffata vestita e ha urlato di gioia che "E' fantastico!"
Mi sono tolta l'abito e la biancheria e mi sono tuffata.
Le altre hanno seguito il mio esempio e abbiamo riso e goduto dell'insapettata frescura.
Tre donne sovrapeso, la carne bianca sotto la luna appena sorta da dietro i monti Pisani, il silenzio attorno, la nostra non più giovanissima età, il faro del Tino lontano, la striscia rossa
-residuo di un tramonto dannunziano-
all'orizzonte e un senso di grande intimità.
Penso che sarà il più bel ricordo di questa massacrante estate.
Grazie, ragazze.
Le raccontavo del Presidente, del mio Unico e Carnevalesco Presidente, dicendole che chiamava l'automobile "autovettura" e che a me questa cosa -ma non solo questa- faceva tanto ridere.
Lei mi ascoltava, con gli occhi da cerbiatta -hanno il bianco bianco come il latte e il nero nero come inchiostro- e i capelli racconto in un ciuffo scazzone, come un pennacchio, come la penna di una squaw.
La bocca carnosa sempre pronta a quel riso velato di malinconia che così bene conosco.
Che così tanto appartiene anche a me.
Mi ha detto "oh Mari, ma te dovrersti scrivere tutte le storie che mi racconti ..." le forbici per recidere i fiori in mano e fasci di rose e lisantrus ai piedi.
La Lilly. Uno spicchio di vita in questo scorcio d'estate, uno straordinario tassello in questa pesa, strana, appagante, stancante, incredibile estate.
Le ho risposto che " a te forse ti garberebbe il mio blog"
Mh ... sì Lilly, credo che ti garberebbe il mio blog. Ci sono pezzi di vita, caccole di giornate, sprazzi di momenti, pezzetti di vita, di mondo, di persone, di gente che capiresti come se tu li avessi vissuti in prima persona. Lo so.
Per uno strano scherzo del caso ci siamo trovate a vivere due vite molto simili, munite dello "scazzo necessario per sopravvivere".
A domani mattina, allora: tutte e due in nero, o in bianco, o in bianco e nero. Taggate Ostras, insomma.
A domani mattina, e cerchiamo di ridere sempre di più: "loro" lo vogliono.
Augh, amica mia.
